Museo archeologico nazionale di Cividate Camuno

Il Museo Archeologico di Cividate Camuno raccoglie tutto il materiale di epoca romana ritrovato in Valle Camonica a partire dalla fine del XVII secolo.

Nella prima sezione del Museo, dedicata al centro romano più importante della Valle, sono esposti rilievi, materiali fittili ed epigrafici provenienti da vari scavi effettuati a Cividate Camuno (Civitas Camunnorum). Dal sito di S. Stefano, sempre a Cividate, provengono reperti databili fra il Mesolitico e l'età del ferro. Una epigrafe, tra le più importanti finora rinvenute, testimonia la denominazione di res publica per la antica comunità camuna. Numerosi pannelli didattici illustrano, con testi ed immagini, i monumenti pubblici più significativi della città, il teatro, l'anfiteatro, le terme, oltre alle abitazioni private. La vita di queste è ben documentata da una ricca collezione di laterizi bollati, ceramiche, vetri, utensili e monete mentre gli elementi architettonici, alcuni capitelli ed importanti rilievi, come il busto di un personaggio virile in posa eroica e parti di statue di bronzo sono da riferirsi all'apparato decorativo degli edifici pubblici o di culto. Ancora, nella prima sala del museo sonno esposti i mosaici policromi relativi alle terme di Cividate, e varie epigrafi funerarie e votive.

La seconda sezione del Museo, dedicata ai culti antichi diffusi in Valle Camonica al tempo della romanizzazione, presenta come testimonianza di eccezionale importanza la statua di culto dal santuario di Minerva di Breno replica in marmo pentelico del tipo dell'Athena Hygieia, di recente restaurata, ed i vari votivi ritrovati nel Santuario. Sono esposti nella stessa sala un pilastrino con Dioniso fanciullo e varie epigrafi con dedica a Mercurio e Minerva provenienti da varie località del territorio.

Infine la terza sezione del Museo ha come tema le necropoli e contiene epigrafi e corredi funerari da vari siti della valle, tra cui si segnalano i significativi materiali da Borno, Breno, Cividate, e due rilievi con oranti che costituivano i cippi terminali di un recinto funerario.

di Filli Rossi, archeologa, Direttrice del complesso, competenza della Soprintendenza Archeologica della Lombardia

Ultima modifica: Mar, 03/03/2015 - 10:30