La Valsabbia e il lago d'Idro
È la Valle del lago d'Idro, la Valsabbia, di un piccolo lago scavato dai ghiacci all'alba dell'umanità. Un lago piccolo per i bresciani, romantico per gli Olandesi che lo hanno scoperto e ora lo prendono praticamente d'assalto ad ogni estate. Pare una migrazione la loro e per tre mesi, da Idro a Ponte Caffaro, la prima lingua diventa l'olandese. Terra di alte montagne che si abbracciano come a rinserrare la Valle, con il sole che si incunea a scaldare il cuore della gente, la Valsabbia sa essere ospitale. Come solo in montagna è ancora possibile, con ruvida generosità. C'è una parola su tutte che parla al mondo dei buongustai, è bagoss, un formaggio dalle tradizioni leggendarie, il tesoro degli alpeggi, il gioiello dell'alta Valle. La Valsabbia presenta un susseguirsi di dolci declivi, di borghi di rustica bellezza, di rocche e pievi aggrappate alla roccia, colme di gioielli artistici. Qui l'arte del legno, l'antica tradizione di intagliatori come i Pialorsi, detti Boscaì, non si è perduta… Dolci declivi che poi si fanno montagne, svettanti Prealpi, d'inverno piste affollate di sciatori sulle nevi del Gaver. Sulle rive del lago, preso d'assalto dai windsurf, la pieve romanica di Idro è una meta classica per i turisti. Sorge su antiche pietre romane e del resto quasi duemila anni fa le legioni dei Cesari erano arrivate sin qui. Ma prima di loro, a vivere di pesca e di pastorizia, sul lago c'erano popolazioni retiche. La storia degli insediamenti si perde infatti nella notte dei tempi. A Gavardo un bel Museo Archeologico prova a raccontarla: nelle sue sale dedicate all'età del bronzo è esposta persino una piroga, insieme allo scheletro di un orso delle caverne e ad un unicum, una borraccia in pelle degna di un re. Anche il fiume Chiese scorre e racconta la storia della Valle, una Valle unita nelle tradizioni.
Qui sulle montagne sopra il lago d'Idro correva il confine tra due Stati, fra l'Italia e l'Impero austro-ungarico. Fino alla prima guerra mondiale qui le fortezze si fronteggiavano, cannoni erano puntati in direzione del nemico. A ricordarlo è rimasta la Rocca d'Anfo, una struttura militare voluta da Napoleone. È nel suo genere unica in Europa, con otto fortilizi mimetizzati e collegati fra loro, scavati a varie altezze nella montagna a dominare la strada fra Trento e Brescia. Terra di confine, la Valsabbia, con soldati ungheresi a spiare gli italiani. Questo spiegherebbe molte cose anche dell'insolito carnevale di Bagolino, tanto colorato quanto misterioso. Per le sue musiche tzigane e i suoi costumi variopinti, estranei alla tradizione locale e assai più vicini al mondo tirolese e d'oltralpe. Si avverte sul lago ancora la presenza "viva" di Garibaldi e delle sue camicie rosse: qui, sulle montagne sopra Anfo, l'eroe dei due Mondi sconfigge nel 1866 gli Austriaci e viene ferito. Ma prosegue la sua vittoriosa avanzata. Solo quando il governo italiano gli impone di fermarsi, da Bezzecca invia un telegramma fra i più brevi di tutta la storia: "Obbedisco".
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