La Valtrompia
Luogo di libertà, la Valtrompia, un luogo dove nascondersi. Una volta era perfetto per darsi alla macchia, per sfuggire agli sbirri della Serenissima o dell'Impero austro-ungarico, oggi all'assedio dei telefonini. Molta infatti la tranquillità qui dove la Valtrompia si incontra, a un'ora dalla città, con le altre valli bresciane. Su un sentiero unico, quello delle Tre Valli, che ben conoscono gli amanti del trekking: si può camminare per una settimana in quota, lungo un anello di montagne e rifugi che parte e riporta addirittura a Brescia. La Valtrompia ha in fondo due anime. E questa, quella verde, è quella meno conosciuta. Ad amarla sono gli escursionisti, che arrivano anche da lontano. Cercano una natura phpra, ricca e incontaminata. Un'alta quota da conquistare a fatica. O arrivano d'inverno, quando la neve ammanta di bianco il Maniva, la montagna di casa dei bresciani, e chiude le strade verso la Valsabbia, verso Bagolino e Anfo, trasformandole in piste da sci. Terra di metalli, la Valtrompia, metalli scavati per secoli nelle viscere della terra. Gli antichi romani qui venivano a cercare il ferro per armare le loro legioni e conquistare il mondo, in tempi più recenti si sono scoperti notevoli giacimenti di fluorite: una storia leggendaria, di fatica e di coraggio, di drammi umani e solidarietà fra famiglie, che è ora racchiusa nel nuovissimo Parco Minerario.
Entrando a Pezzaze in cunicoli e gallerie, in miniere ora abbandonate, si viaggia davvero indietro nel tempo, oppure pare di essere su un set cinematografico. Un percorso museale del ferro porta alla Miniera Stese, a visitare il forno fusorio di Tavernole sul Mella, le fucine di Sarezzo, le botteghe d'incisioni. Dalla Valle partivano, cinque secoli fa, le armature per Carlo V, i pugnali per Francesco I, gli archibugi per tutti gli eserciti d'Europa. Ancora oggi è così, e i fucili da caccia, con le bascule cesellate in modo unico al mondo, fanno la gioia degli sceicchi del Medio Oriente. Sono armi famose e ricercate da appassionati e collezionisti, e portano nel mondo il nome degli artigiani della Valtrompia. Certo il nome più conosciuto è quello dei Beretta, una famiglia che da oltre cinque secoli (un caso da Guinness dei Primati) tiene saldamente le redini dell'azienda di casa. Dagli archibugi si è passati col tempo ai fucili, da caccia e da guerra, alle pistole (in dotazione persino ai Chips, i poliziotti californiani) in una trasformazione che ha coinvolto l'intera Valle. Da Gardone Valtrompia, il paese dei Beretta, fino a Sarezzo e Concesio (il paese natale di papa Paolo VI) artigiani armaioli continuano l'arte del cesello, della miniaturizzazione, dell'oggetto artistico. Dagli scudi da parata e dalle armature di un tempo la tradizione non s'è perduta. Due anime, una artigiana, di livello mondiale, che invade i mercati anche con oggetti quotidiani, pentole, posate, maniglierie (impressionante è l'esplosione industriale di Lumezzane), e un'altra ancorata a ritmi arcaici. è questo il mondo dell'alta Valle, da Bovegno a Collio, da Marmentino a Irma, delle tante e diffuse malghe di montagna. Dove la vita è quella di sempre, dura e semplice, schietta come i sapori dei prodotti tipici. La gente manda avanti piccoli allevamenti, produce latte, formaggi di qualità. In versione ridotta sembra un po' lo specchio dell'Europa che viaggia spesso a due diverse velocità. In Valtrompia questi due mondi però convivono in armonia e si danno la mano: a legarli sono le forti tradizioni popolari, il piacere di ritrovarsi attorno a un fuoco a mangiar polenta con il classico spiedo. Un piccolo viaggio che lascia il segno, in una Valle da scoprire lentamente, quasi con discrezione. Perché ha ancora tanti segreti da svelare.
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