Comitato Provinciale della Caccia

"Con decreto del ministro è costituito, in ciascuna provincia, il Comitato provinciale della caccia, organo del Ministero dell'agricoltura e delle foreste, con sede presso l'Ispettorato provinciale dell'agricoltura e con ordinamento autonomo [...]". Così inizia l'articolo 82 del Regio decreto 5 giugno 1939 che, istituì in quell'anno, ma con decorrenza dall'anno successivo, il nuovo ente, nominato appunto Comitato Provinciale della Caccia.
Esso ha avuto, fin dalla sua nascita, la peculiarità di dipendere in modo serrato dalle leggi in materia venatoria che, nel corso degli anni, ne hanno dettato la sua organizzazione interna, i suoi compiti, i suoi rapporti con altri enti. Le leggi quindi sono la principale fonte di studio per la definizione del breve ma intenso lavoro svolto dal Comitato provinciale della caccia di Brescia e così come dei Comitati di tutte le altre province d'Italia.
L'organizzazione interna dei primi comitati provinciali della caccia, la scelta dei suoi membri, la durata della loro carica, furono stabiliti dal decreto. Il Comitato, che al tempo doveva trovare sede presso il rispettivo Ispettorato provinciale dell'agricoltura, era così composto: la carica di presidenza spettava al capo dell'Ispettorato stesso, il presidente della sezione provinciale della Federazione Italiana della caccia occupava il posto di vice-presidente, e una serie di membri rappresentanti il mondo venatorio, l'ambiente agricolo e zoologico, il settore dell'ordine e della vigilanza (era presente un esponente della Milizia Nazionale Fascista) facevano da cornice e ossatura allo stesso tempo. Il comitato così costituito doveva poi eleggere il proprio segretario. I membri potevano restare in carica tre anni al termine dei quali era possibile la loro riconferma. Fra i principali compiti del comitato, anch'essi precisamente delineati nel decreto legge, vi erano quello della vigilanza e della propaganda delle norme venatorie, quello della gestione del ripopolamento della selvaggina, e quello di dare pareri o fare proposte al ministero in merito a questioni e problematiche in materia di caccia. Il comitato, pur essendo, come già precedentemente detto, un organismo autonomo, si presentava di fatto costantemente vincolato da rapporti con altri enti (spesso così lontani dalle problematiche precipue di ogni singola provincia), primo fra tutti il Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste.
Un cambiamento sostanziale nella organizzazione del comitato fu il D.P.R. del 10 giugno 1955 n. 987 sul "Decentramento di servizi del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste". Esso caratterizzò una nuova strutturazione del Comitato provinciale della caccia (che continuò ad esistere con questo nome) all'insegna di una capacità decisionale più immediata ed efficace, dettata proprio dal decentramento dei servizi alle Province, le quali assunsero gran parte di quelle facoltà in materia di caccia che prima erano di esclusiva competenza ministeriale.
La legge 2 agosto 1967, n. 799, ampliò le facoltà del Comitato conferendogli "compiti di più vasto respiro nella stessa sfera decisionale" (1) così come recita una relazione del segretario del Comitato provinciale della caccia di Brescia sul servizio di sorveglianza, riferendosi proprio alla legge in questione.
Nel 1977, per opera del D.P.R. 24 luglio, n. 616, moltissime funzioni vennero delegate dallo Stato alle Regioni, le quali poterono da quel momento legiferare autonomamente in svariate materie, fra cui anche quella venatoria, con facoltà di sub-delegare l'esercizio di alcune attività a Province ed ad altri enti locali. Le funzioni delegate dalla presente legge alle province sono da esse esercitate a partire dal 1° gennaio 1978. Fino al 31 dicembre 1977 tali funzioni sono svolte dai comitati provinciali della caccia che vengono soppressi in pari data con trasferimento alla provincia del patrimonio e del personale" recitano gli articoli 3 e 46 della legge regionale suddetta, accennando ai compiti che avrebbero assunto le Province. La Regione Lombardia di fatto anticipò di poco il destino dei propri comitati poiché, di lì a pochi mesi, la già citata legge 27 dicembre 1977, n. 968 definì in modo inequivocabile la sorte dei comitati provinciali della caccia di tutta Italia, imponendo a tutte le Regioni l'adeguamento alle sue prescrizioni: "Le Regioni, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, emanano le norme in materia [...]. I dipendenti dei comitati provinciali caccia [...] passano ad ogni effetto giuridico ed economico alle dipendenze delle amministrazioni provinciali" (artt. 34 e 37).
Dal 1° aprile 2016 la funzione Caccia e Pesca non è più di competenza della Provincia di Brescia ma di Regione Lombardia (Legge 7 aprile 2014, n. 56; Legge Regionale 8 luglio 2015 n. 19)

La documentazione del Comitato provinciale della Caccia, originariamente presente presso la Provincia di Brescia, è stata qualche anno fa trasferita all'Archivio storico della Caccia di Gardone Val Trompia (BS).
Le carte conservate presso l’archivio storico della Provincia consistono in una busta riguardante il personale, in protocolli della corrispondenza e registri della contabilità.

Consistenza dell’archivio: busta 1, registri 64
Estremi cronologici: 1949-1977

 

Ultima modifica: Gio, 07/06/2018 - 15:22